Buon Natale!
Lo hanno detto, scritto, fotografato, condiviso, riciclato in molti e qualcuno critica la cosa come pura apparenza e mancanza di autenticità. Anche i film commerciali recitano che non esiste più lo spirito di Natale. Ma qual’era questo millantato mood? Quello fiabesco dei bambini che attendevano i doni e che poi riuniva tutte le famiglie sotto il tetto dei nonni, forse.
Questo però non è che uno dei diversi modi per intendere lo spirito del Natale. Forse quello più sobrio e austero di oggi, sottratto di molti aspetti consumistici relegati ai Black Friday o agli Halloween, può essere ancora più autentico.

La nascita è un momento di intimità e protezione. Lo spirito che abita nella carne sotto la labile pellicola della pelle, dopo essere stato al riparo nell’ambiente amniotico viene protetto dalla "capanna umana" del presepe, della Sacra Famiglia nella sua modestia, aiutato dal supporto degli amici animali. Questo perché la nascita è un trauma e anche la condizione più vulnerabile a cui l’anima viene sottoposta. Ma è anche lo sguardo di riconoscimento con cui il neonato ritrova in diversa forma coscienze antiche e care.

Lo spirito natalizio è tutto nel tepore di questa protetta modestia raccolta. Siamo terrà ad accogliere il seme di un ulteriore inizio che ci coglierà ingenui come un vecchio, sagaci come un bambino, presuntuosi come un adulto. Oppure incantatamente rimembranti come chi rimane lì a ricordarsi di sé – come diceva Gurdjieff – prima che fosse Natale, tanti Natali fa, e di quelli che saranno. Ti auguro di ricordarti di te, quest’anno per una sola volta un pochettino di più.

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