L’esperienza del corpo

“Quando il bambino era bambino, non sapeva di essere un bambino, per lui tutto aveva un’anima e tutte le anime erano un tutt’uno. Si immaginava chiaramente il Paradiso, e adesso riesce appena a sospettarlo, non riusciva a immaginarsi il nulla, e oggi trema alla sua idea.

Quando il bambino era bambino, giocava con entusiasmo, e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora, soltanto quando questa cosa è il suo lavoro. Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere, ed è ancora così, le noci fresche gli raspavano la lingua, ed è ancora così” (da Peter Handke, Elogio dell’infanzia)

Quanto sono belli questi passaggi e com’è bello il film di Wenders dove sono riportate, Il Cielo Sopra Berlino.

L’esperienza del corpo, della materialità per delle anime che provengono da una comunanza totale di spiritualità porta a desiderare di sentire se stessa nel corpo come se la sua identità fosse questa nuova ebrezza. Tuttavia, per essa non intende affatto perdere la gioia della comunanza che le appartiene in quanto spirito primigenio e comunità di anime. Però, quando per lo più inconsapevolmente le ritrova vestite di altri corpi e del sentire che è donato da questa immersione fisica, una volta superata la gioia dell’incontro, dell’amicizia, dell’innamoramento, dell’amore, della solidarietà che riscopre nel ritrovarsi in nuove vesti palpabili ed espressive, ecco che ognuno torna al bisogno di continuare a sentire con il corpo, di identificarsi in questa coppia come se l’abbinamento fosse una conquista, una carriera meritata e intoccabile. Disse quel Re o Imperatore che fosse a proposito della propria lustra corona nuova: «Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca!». Poi Signora Morte gliela portò via dopo non importa quanti anni. Sciocco il bambino che non vuole scendere dall’auto nuova di papà che ha usato per andare al mare come se il viaggio stesse nel mezzo di trasporto per quanto eccezionale possa essere. Tuttavia, non è quella della morte l’esperienza peggiore che ci regala l’abitare il corpo. Quando gli amici ci lasciano, quando i sensi non ci donano novità, quando desideriamo tornare giovani perché allora i sensi e il corpo erano reattivi e soprattutto curiosi e inclini alla sorpresa per qualunque afflato di vento dimenticando quante paure e angosce si erano vissute da bimbi molto peggiori di quelle del vecchio, beh in quel momento scopri che per stare in questo corpo, sia bello e scattante, sia stabile e contemplativo, hai dovuto rinunciare alla comunanza originaria. Ora vorresti la botte piena e la moglie ubriaca, ma sai che questa possibilità è sempre stata un’illusione e una menzogna: è bellissima la tua Ferrari di fuoco, ma non avresti mai desiderato un corpo di metallo per quanto bello e ora capisci che questo rapporto stretto con il tuo sentire fisico, questa coppia tanto amata del guidatore con il suo bolide è solo finzione fantasiosa e neanche poi così bella perché le linee delle carrozzerie hanno un aspetto diverso dopo che ti sei abituato a quelle nuove. Quindi, attaccarti al tuo sentire, ad un film che una volta che ne conosci la storia ti annoierebbe rivederlo ancora e ancora, capisci che il prezzo di questa coabitazione è la solitudine, una profonda solitudine, quella dello spettatore che rimane l’ultimo a guardare la millesima replica nel rimbombo della sala deserta dopo che se ne sono andati tutti. Prima o poi dovrai uscire e sai che sarà bello ritrovare la gente per strada e tornare ad abbracciare gli amici di sempre, ma ti agganci al sedile e tieni duro anche se hai la nausea e non ne puoi più delle stesse battute e delle stesse inquadrature che non segui più. La solitudine è la pena molto prima della morte e pensi ormai che fuori del cinema e di quel film, di quel noioso Via col vento ci sia uno strappo ancora più solitario e angoscioso.

Ogni bimbo piange quando lo porti via dal gioco, ma la notte il suo riposo angelico è una delizia per chi può goderne e probabilmente anche per lui, nonostante non potrà comprenderlo se non quando si risveglierà nella luce del mattino accanto a tutti gli infiniti suoi cari nell’ovatta dell’anima senza tempo.

Powered by Journey Diary.