Scombinado i giri

Mi sembra di stare assistendo ad un certo rimescolamento delle appartenenze: fra i gruppi giovanili, intanto, ma anche fra adulti e nella terza età.

Intendo dire che se un tempo le appartenenze, non solo sociali, ma anche di gusti o di pensiero, erano così distinte che ognuno frequentava i suoi cosiddetti simili, noto che non è affatto strano, non che non sia più così, ma che diversi membri di contesti amino incontrare gente al di fuori delle solite appartenenze.

È come se la vena aurifera del clan fosse in esaurimento, che ci si stancasse dei soliti discorsi e si sentisse bisogno di rimescolare le carte, di scompaginare le abitudini e gli impliciti.

Ci si cerca e si prova a riconoscersi soprattutto tra insoddisfatti positivi e cani sciolti non-di-mestiere.

Ci si dice: “Ci troviamo per un caffé?” fra astanti o partecipando a chat o commentando sui social, come pure al break di un improbabile evento (fatti che un tempo avvenivano soltanto in presenza di motivazioni sentimentali, mentre ora queste passano in secondo piano rispetto alle amicizie e all’allargamento dei gruppi).

Questo potrebbe voler dire nuove frange generazionali più libere, aperte e illuminate; ma anche la comprensione che le spiegazioni, tanto quelle dei conservatori che degli innovatori non hanno più valore.

È la matrice di sense making sociale ad essere indebolita, assottigliata, sfilacciata, strappata.

I grandi numeri subiscono la devastazione della legge di Pareto del 20% di una popolazione con l’equivalente delle risorse dell’80%, ma anche di quei termini assoluti che stanno vedendo il genere umano superare la soglia di sostenibilità planetaria, raddoppiando nell’arco di una generazione il numero conseguito in tutte le altre.

Qualcuno cerca di salvarsi da tutto questo e lo fa uscendo dagli schemi.

Si riaccende una speranza: tifiamo per loro, di qualsiasi età essi siano!

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