Il fiore del cambiamento

La Pulsatilla è un fiore molto particolare: di basso profilo e all’apparenza delicato, pur essendo del tutto originale e particolarmente bello, vive radente il terreno spesso in radure montane esposte al vento. La sua peluria e le foglie anch’esse irsute tengono al caldo i petali violetti cangianti.

Presente in alcuni rimedi erboristici compreso la nota Soluzione di Schum, si usa soprattutto in omeopatia e lì la si trova spesso associata alla tipologia femminile piagnucolosa e pudibonda.

Non so perché certe tipologie abbiano preso piede nella letteratura omeopatica, ma personalmente le trovo particolarmente fuorvianti.

È vero che questo rimedio si abbina facilmente ad una certa tendenza alla timidezza, ma questa non è certo meno frequente fra i maschi che fra le femmine, così com’è normale che lo sia più fra le persone inclini a fantasticare o ad un certo romanticismo, come pure all’idealismo.

È anche facile che una persona così provi un forte legame con la famiglia d’origine senza tuttavia che questo significhi che ne abbia dipendenza.

Trovo piuttosto che sia significativa un certo bisogno di sicurezza e di protezione che porta queste persone ad evitare di esporsi, di uscire dalla “tana” nonostante lo desiderino molto e lo facciano costantemente con la fantasia. Si tratta di casi di “Sindrome Salgariana”, lo scrittore di avventure che ha descritto con enfasi paesi lontani senza essersi mai mosso dalla sua città.

Per questo un utilizzo fra i più importanti di Pulsatilla omeopatica si dà in caso di malanni che si presentano quando la persona è in ambienti chiusi dove il conflitto fra la prigionia trasognante e il timore – o la pigrizia – a risolversi per uscire all’esterno (dove non di rado si tende a raffreddarsi con una certa facilità vista la scarsa capacità di termoregolazione) si esprimono con allergie soprattutto respiratorie, ma anche con stasi circolatorie (la circolazione che sottende al movimento e al cambiamento).

In definitiva, la lentezza a trasformarsi e la tendenza ad autointossicarsi nell’aria viziata della propria fantasticante gabbia dorata fa di Pulsatilla un rimedio che sostiene la resistenza e il coraggio di cambiare, la forza di cambiare l’immagine di se stessi, il bisogno di controllare (del terreno sicotico hannemaniano) a cui si ricorre soprattutto in primavera e nelle fasi di crescita e di mutazione strutturale (come il cambio di lavoro, di casa, di famiglia, di scuola, di città…)

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